Incontro con l’autore

DiFrancesca Sfondrini

Incontro con l’autore

Lo scorso auttno ho partecipato al Laboratorio Neerlandico di formazione permanente per traduttori editoriali, promosso dall’Ambasciata olandese in Italia, StradeLab e Biblioteche di Roma e tenutosi presso la Casa delle Traduzioni della capitale. A moderare il Laboratorio sono stati chiamati due “mostri sacri” della traduzione letteraria del calibro di Claudia di Palermo e Franco Paris.

Dopo aver dedicato la prima giornata ai vari problemi traduttivi riscontrati nei testi di cui noi partecipanti ci stiamo occupando al momento (realia, titoli di studio/accademici, allocutivi di cortesia, giochi di parole, ripetizioni, imprecazioni), nel pomeriggio di venerdì 18 ottobre ci ha raggiunto Arnon Grunberg per parlarci del saggio De vluchteling, de grenswacht en de rijke jood che avevamo in parte tradotto in preparazione al Laboratorio.

Lavorare insieme

Dalle ore trascorse insieme ho capito quanto sia importante potersi confrontare con l’autore dei testi che si traducono. La discussione, infatti, ci ha chiarito alcuni aspetti fondamentali del saggio di Grunberg:

– La funzionalità di determinate ripetizioni:

Toen ik hem voor het eerste keer ontmoette, ergens in 2013, dacht ik dat hij een Nederlander was die zich inzette voor Afghanen, wat veel zegt over zijn taalbeheersing en zijn “ingeburgerd” zijn, wat we ons daarbij ook moeten voorstellen. Het idee dat de overheid inburgeren moet faciliteren blijft merkwaardig in een open en liberale samenleving waarin het zou moeten volstaan dat je je min of meer aan de wetten houdt – min of meer, op veel plaatsen getuigt het van ingeburgerd zijn als je door het rode licht loopt – om ingeburgerd te zijn. Het recht om niet in te burgeren, dat wil zeggen om je niet aan te passen (pagina 14); d’accordo con l’autore, qui il verbo inburgeren è stato tradotto con assimilare, più forte di integrare.

– La decisione di evitarne altre, meno accettabili in italiano

Het boek […] is een nauwelijks gefictionaliseerd verslag van de kaping van Aeroflot-vlucht 6833 […]. Het vliegtuig zou nog een tussenlanding maken in de Georgische stad Batumi aan de Zwarte-Zee. Zeven jongeren, allemaal kinderen van de Georgische elite, hadden besloten het toestel te kapen om hun land te kunnen verlaten. Ze wilden naar Turkije, maar de piloten slaagden er ondanks de kapers in terug te keren naar de Georgische hoofdstad. […] Verscheidene inzittenden en drie kapers kwamen om het leven. De overgebleven kapers werden ter dood veroordeeld, met uitzondering van de enige vrouwelijke kaper (pagina 19)

– Come gestire le molte parole tedesche presenti nel testo (da lasciare il più possibile in originale, magari con una breve spiegazione laddove necessario, considerato che il lettore italiano medio non ha molta familiarità con la lingua tedesca)

Schießbefehl (pagina 26)

Oekraïne leek op eigen wijze en vrijwillig aan Westbindung te hebben gedaan (pagina 163)

– La centralità del tono beffardo dello scrittore.

Molto significativo, specialmente per quanto riguarda la saggistica, è stato l’incitamento di Grunberg a prendersi determinate libertà, affinché la traduzione risulti sì equilibrata, ma non necessariamente l’esatta trasposizione dell’originale. Sentire da un autore di fama mondiale che un traduttore può tranquillamente permettersi di rinunciare a qualcosa (una battuta, un gioco di parole) in un punto per aggiungere qualcosa in un altro non è solo confortante, ma anche molto stimolante per chi, come noi, cerca di trovare soluzioni a volte (quasi) impossibili da trovare.

Rivelante anche la sua ammissione che la scelta di un determinato tempo verbale per lui può essere una questione puramente ritmica, slegata da una successione temporale specifica.

Hussein vertelt dat hij vijfentwintig is en in Bagdad in een soennitische familie is geboren. Augustus 2021 is hij naar Minsk gevlogen, als toerist. De reis kostte 740 dollar. Een paar dagen verbleef hij in Belarus, toen probeerde hij Litouwen te bereiken, maar de Litouwse grenspolitie duwde hem terug (pagina 241).

A noi traduttori italiani, forse fin troppo ligi alle norme della consecutio temporum, l’alternanza dei tempi verbali di molti (autori) olandesi crea non pochi problemi, quindi è un sollievo sapere che la scelta non è casuale, ma nemmeno dipende da una voluta distinzione semantica.

Potersi confrontare contemporaneamente con l’autore e con colleghi così preparati  non capita tutti i giorni, ma la volontà di collaborare e condividere le proprie conoscenze attraverso iniziative come il Laboratorio neerlandico e il Netwerk Vertalers Italiaans sono un’opportunità davvero unica di garantire la qualità del nostro lavoro e un arricchimento umano e personale che aiuta a cancellare l’immagine ormai datata di “topi di biblioteca” che qualche volta ingiustamente ci accompagna.

È anche partecipando a questo genere di eventi che un buon traduttore, come tutti i professionisti dell’NVI, continua a imparare e ad offrire il miglior servizio possibile ai propri clienti.

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